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Mapparte: l’arte di trovare spazio

3 Ottobre 2026

user di mapparte

Un’idea nata nel 2017 che, attraverso vari sviluppi e declinazioni, si propone oggi come strumento NO-PROFIT per fare comunità.

Mapparte: l’arte di trovare spazio Mapparte: l’arte di trovare spazio
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Mapparte è una piattaforma che permette di far incontrare la domanda e l’offerta di un bene prezioso: lo spazio dove creare ed esprimersi.  Indipendentemente da quale disciplina artistica o creativa una persona pratichi è essenziale che ci sia un luogo, un posto dove ci si possa incontrare e avere la possibilità di allenarsi, provare e poi anche esporre il risultato di quella pratica. 

Ecco quindi come è nata l’idea di mappare i luoghi e gli spazi dove poter svolgere una attività creativa. L’idea nasce da una esigenza pratica, un’esigenza della sua ideatrice Simona Verrusio in cerca di spazi e luoghi dove poter fare dei laboratori di teatro e di poesia e performance. Nasce  in un luogo, Roma, che ha una moltitudine di spazi e luoghi, che hanno però anche una forte variabilità: molti luoghi nascono, si rinnovano, si modificano, vengono chiusi. Molti luoghi cambiano destinazione d’uso, si ampliano, si riducono. Fare le ricerche su internet per trovare uno spazio, una sala prova, un teatro vicino alle zone di interesse è sempre stato un processo abbastanza laborioso. E l’elemento ‘novità’ costuisce spesso un elemento di incertezza: lo spazio che ho trovato sarà uno spazio tenuto con cura, dove mi posso trovare bene? 

E l’idea iniziale è stata quella di mettere a sistema queste ricerche, di rendere visibile questa lista, questa mappatura, un elenco che potesse essere utile anche ad altri attori, altri artisti, altri soggetti in cerca di luoghi dove esprimere la propria creatività come singoli e come gruppo.

Questo progetto all’inizio, era l’anno 2017, è diventato un sito, un semplice sito, autofinanziato, che permetteva, appunto, a chi aveva uno spazio di inserirlo online, descrivendone caratteristiche e ampiezza, e a chi cercava uno spazio, di poterlo individuare tramite alcuni semplici ‘filtri’. Nel tempo, questo progetto si è sviluppato anche grazie ad un contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, nel 2020, che ha permesso di realizzare una piattaforma, una infrastruttura informatica di maggiore spessore e solidità e di sviluppare la parte grafica e visual in modo professionale. Poi c’è stato un periodo di stasi che ha riguardato anche la natura del progetto, scegliere se rendere il sito in parte a pagamento per sostenere i costi, e quali forme di remunerazione adottare. E da quella fase che non ha avuto un ulteriore seguito per difficoltà  nel  reperire risorse gestionali  da dedicare.  Ora siamo in una nuova prospettiva. 

Il progetto Mapparte adesso ha una nuova vita e una nuova linfa, con l’ingresso di Silvia Moretti insieme a Simona Verrusio, che ne hanno rivisto l’architettura complessiva e che hanno scelto di dare una veste e una caratteristica alla piattaforma prevalentemente di servizio, e utilità no-profit.

Il sito ha ora una struttura più chiara, immediata, fruibile, più semplice, permette di registrare e rendere visibile lo spazio con tutta una serie di dettagli nella descrizione che sono molto utili, dal tipo di pavimento, dato essenziale per i danzatori e i mover, al tipo di aerazione o di accessibilità. Ha anche la disponibilità per ogni utente registrato di una messaggistica privata all’interno della piattaforma. La localizzazione degli spazi può riguardare tutta Italia, ma non c’è preclusione, si può registrare uno spazio in qualunque parte d’Europa e ci auguriamo oltre. Obiettivo importante è anche costruire una comunità di riferimento che si basa sulla reciproca fiducia e sui reciproci  feedback. Una linea potenziale  di crescita del progetto: creare col tempo una community di persone che possano diventare una vera e propria comunità di scambio, che mappa i luoghi dove vengono esercitate le pratiche artistiche, realizzate mostre o performance, concerti, e che possa creare conoscenza, scambi e fiducia. Ed anche pianificare tournée con maggiore facilità, un tam tam, un passaparola contemporaneo. Quindi l’auspicio, il desiderio è quello di continuare a mappare gli  spazi di creatività e in qualche modo di espressione umana, di aggregazione e rendere più facile trovarli e fruirne.

Quindi vi invitiamo a visitare il sito, inserire il vostro spazio, cercarlo e a contattarci, e a diffondere una mappatura dell’arte che si confonde anche con una mappatura tra arte e vita per noi che stiamo portando avanti questo progetto.

C’era una volta una sala circolare 

C’era una volta una bambina di nome Simona che cercava un luogo dove poter stare con il proprio sentire. Erano parole da grande che una bambina non avrebbe saputo dire, ‘stare con il proprio sentire’, ma Simona sentiva quella esigenza anche se non la sapeva esprimere. Così, cammina cammina per le strade di Roma intravide in fondo a una strada  assolata e deserta una porta verde con due batacchi a forma di testa di leoncino, che avevano entrambi un cerchio metallico nella bocca. Non arrivava a quei leoncini e non poteva bussare, era piccolina. Allora inizio’ a gridare con voce cristallina. Strano che da un corpicino così piccolo uscisse una voce così grande. Anche lei era sorpresa… 

Niente accadeva. Lei urlò di nuovo, giusto per non lasciare niente di intentato, questa volta un gridolino, un po’ dolente, un po’ amareggiato, un po’ sommesso. Si avvio’ mogia mogia lungo la stessa strada in direzione opposta rispetto a quello da cui era venuta.

Fu allora che un leoncino sulla porta emise un ruggito rugginoso della stessa intensità del gridolino che aveva fatto lei. Una risposta chiara. Era: “Ok, puoi entrare”.

Caspiterina che paurina.

La porta era verde. I tipi di verde sono infiniti, e hanno tanti nomi bellissimi,  ma quello era il verde delle panchine appena dipinte. 

Lei entrò, la sala era a pianta circolare. Era quasi un circo-lare, un circo polare, un circolo, un circa, un cerca, e così si stese sulla schiena al centro e  siccome quella era una sala a pianta circolare vide proprio una pianta che saliva verso il soffitto, poi quella pianta lei la vide veramente circolare sulle proprie radici, e infine acquattarsi vicino a lei, per farle ombra anche se erano dentro una stanza. Per darle ossigeno anche se ce n’era abbastanza, erano sole e la sala era grande come un circo. Fu un bel pomeriggio dove quella bimba riuscì a respirare e  a sentire come stava e sentire anche che poteva giocare con il colore.

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